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Astronave Torino (Miaao)

Postato: 08 ottobre, 2007 da pgoderda

In collegamento al prossimo Congresso Mondiale degli architetti UIA 2008, presieduto da Riccardo Bedrone, un’anteprima è rappresentata dalla mostra “Astronave Torino. Turin Spaceship Company” presso il Museo Internazionale di Arti Applicate Oggi, ideata da Enzo Biffi Gentili.
Si spazia (eh eh, che verbo!) fra progetti di città futuribili, pur elaborati negli anni ‘50, quadri in cui dominano fra le righe precise formule matematiche, immagini di alieni e… persino i bagni fanno parte del percorso espositivo!

Mi colpisce un intreccio di tubi, metafora di istituzione sociale, opera di Vittorio Pavesio, attuale direttore di Torinocomics. Sua anche una base spaziale, tutta dipinta in verde marziano, quasi totalmente composta da tubetti di latta e plastica.
Dall’Archivio di Stato provengono alcune progettazioni di Enzo Venturello come una villa nell’abetaia con ambienti ovoidali o il Teatro tartaruga che non tocca terra. Curiosa la Chiesa con seminario e la Chiesa dei vescovi con un campanile che ricalca il bastone pastorale. La tensione verso l’alto è propria di una spiritualità futurista “proiezione verso l’infinito, tesa a una dimensione cosmica”.
Al primo piano, la Città-territorio programmata e autogestibile di Leonardo Mosso e della compagna Laura Castagno, un accostamento di colonnine per un risultato, in verità quasi simile ad un minerale, determinato da concetti di struttura, modularità, reversibilità, temporaneità e flessibilità. Leonardo Mosso ha firmato con il padre Nicola la chiesa del Redentore, basata su modelli matematici.
Quanto alla geometria nei quadri, anzi al “neo geometrismo fantastico”, alcune opere provengono dal gruppo francese Space, originatosi nella seconda metà degli anni ‘70 (J. Allemand, M. Defert, M. Guéranger).
Infine “Entre ciel et terre”, dello spazialista J. Triffez, unico squarcio luminoso tra i fondi neri dei suoi quadri. Egli stesso spiega che “il Nero per gli orientali la porta del colore, e per gli scienziati la natura del cosmo e in ogni caso l’apertura dello spazio”.
Ottimo il “catalogo economico”, una rivista in grande formato che aiuta la comprensione della mostra. Si intitola “Afterville” così come il ciclo di manifestazioni che comprenderanno uno spazio per un cortometraggio di F. Guaglione e F. Resinaro e per un concerto dei Larsen nell’Aula del Tempio della Mole.
Per le soluzioni spaziali ed estetiche del futuro verso l’Al di là, si attende fra un anno la mostra “Afterville. Divine design 2008″. pg



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