Michael Eckerle al Festival S. Rita
Una cravatta rossa, segno del classico anticonformismo nell’abbigliamento tedesco. L’organista di Pforzheim parte con sonorità da vibrafono, quasi da astronave nell’interpretazione di Alleluyas (1965) di S. Preston. Cesella la Sonata in trio n. 4 in mi minore (BVW 528) di J. S. Bach con tocchi da clavicembalista e trilli prolungati.
“Cortège et litanie” op. 19 n. 2 di M. Dupré seduce con un legatissimo iniziale, quasi un abbraccio musicale, da cui si stacca talvolta la mano destra a far da solista. Ancora più tenue l’attacco della Sinfonia in si minore (1954) di A. Rowley. Eckerle ama il suono del registro puro, di bassa intensità sonora con cui quasi simula il baluginio delle stelle in Stimmen der Nacht op. 142 n. 1 di S. Karg-Elert. In “Fiesta!” di I. Farrington, nel brano “Nocturne” la mano destra si divincola in modo jazzato, soprattutto in “Stride Dance”, l’accompagnamento della sinistra dà un ritmo inconfondibile che strappa un lungo applauso.
“A Fancy” di W. H. Harris sembra un fiore delicato, dal finale rubato, un po’ un classico nei brani eseguiti, sin dall’Alleluyas.
Conclude con una roboante fuga in mi bemolle minore (1916) di H. Willan. pg
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