Progetto di Piemonte dal Vivo – Blog studentesco di arte, cinema, musica e spettacolo.

Dams dal Vivo






Categoria: Teatro


Commenta Pleased to meet you: puoi vincere i Subsonica

Postato: 22 f, 2012 da RedazioneDDV

Pleased to meet you (hope you guess my name)

“Ho il piacere di presentarmi, spero indoviniate il mio nome”: un augurio mutuato dai Rolling Stones, quasi un viatico per i nuovi volti della scena teatrale e coreutica cui il Circuito Teatrale del Piemonte dedica 5 STAGIONI nei comuni di Asti, Biella, Cuneo, Caraglio, Busca, Mondovi’ e Grugliasco e due workshop con Virgilio Sieni , uno dei protagonisti della danza contemporanea.

Puoi vincere 2 biglietti per i Subsonica

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Dies, Stalker Teatro

Postato: 13 f, 2012 da occhialcielo

DIES. Giorni contati, nuova produzione di Stalker Teatro per la regia di Gabriele Boccacini ha debuttato il 1 Febbraio alle Officine Caos.
Lo spettacolo, nel complesso gradevole, mi ha lasciato con un senso di incompiutezza. Nel programma di sala era spiegato molto bene il punto di partenza di questo lavoro: partendo dall’iconografia medievale del Cristo della Domenica (ammonitore per coloro che non onoravano la Festa), il regista vuole mettere in scena lo scontro ideale tra la necessità di lavorare e quella del sacro riposo domenicale. Un punto di partenza molto originale, interessante e attuale, in una società in cui il lavoro può diventare un lusso, ma così anche la festa. Uno spunto ricco di contrasti, perché otium e negotium si possono caricare di significati positivi o negativi, anche a ragione.
Piena di aspettative proprio perché il tema lo sento particolarmente mio, prevedo uno spettacolo che mi stordisca un po’, che svisceri appunto il contrasto tra le due sfere (lavorativa/festiva) e magari mi faccia scoprire qualcosa che non so. Purtroppo tutto questo non accade.

Sul palco giocano sei attori-danzatori (tre donne e tre uomini), accompagnati dalla voce amplificata di una donna che resta laterale, seduta con il tecnico di scena, e da un’altra donna disposta su una “torretta” che durante lo spettacolo viene spostata in vari punti del palco.
Proprio la donna sopraelevata narra del Cristo della Domenica, ne spiega l’iconografia e il significato, mentre gli attori in scena costruiscono delle enormi croci. Queste diventano protagoniste sul palco, disegnando tanti diversi paesaggi. Finita la spiegazione, la donna in vedetta fa un lungo sermone sul teatro, su come dovrebbe diventare, su com’è maltrattato dalla politica, sulle possibili soluzioni.
Intanto gli attori si prodigano in posizioni bellissime, di grande impatto.

Questo è il mio primo e forte dubbio (dico “dubbio” perché voglio scrivere da studiosa. Se dovessi parlare da regista direi “certezza”): il teatro si racconta? O piuttosto, il teatro racconta? Perché usare una voce narrante quando si può narrare col corpo e la voce degli attori? Ovviamente era un’attrice anche la donna sulla torretta, ma per la costruzione stessa dello spettacolo è parsa in un’altra dimensione. Io penso che a teatro non debba esserci il bisogno di mettere i “sottotitoli” alle immagini. Senza contare che l’omelia sul teatro, per quanto condivisibile (e io la condivido) non c’entrava molto.
Gli attori molto bravi, capaci davvero di far parlare il corpo, accompagnati poi dalla splendida voce fuori campo che cantava, non potevano essere usati per raccontare questo bellissimo tema direttamente? Ho trovato che invece ci siano stati troppi simboli. Troppe composizioni una dietro l’altra, davvero di difficile interpretazione. A me piace il mistero, l’inspiegabile, la domanda, ma qui era davvero poco chiaro. Con una svolta al centro dello spettacolo, più o meno da quando entra sul palco il colore rosso, e finalmente si vede un “episodio”, narrato (senza parole) dagli attori, che ci fanno sorridere e sospirare. Per poi tornare nel limbo del simbolo, mentre la donna in torretta continua a sputare frasi.
Sinceramente, avendo dei bravi attori, li avrei valorizzati di più.

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Servo di scena

Postato: 11 f, 2012 da Chiara Osella

Ecco qua uno spettacolo ben riuscito. Il classico spettacolo da teatro stabile, pulito e lineare, ma con un’intensità che lo attraversa costantemente facendoti seguire ogni cosa con un lieve sorriso – che a tratti si trasforma in risata – e un nodo alla gola. Un testo ben scritto da Ronald Harwood, commediografo sudafricano meglio conosciuto per essere stato sceneggiatore de Il pianista diretto da Roman Polanski, che mantiene il ritmo sempre alto. Il lavoro sulla voce e sulla fisicità dei personaggi dona uno spessore anche ai caratteri secondari, in linea con il messaggio della pièce, che vuole essere un omaggio a coloro che costruiscono le fondamenta per uno spettacolo ma che ne ricevono gli applausi solo di riflesso. Un omaggio al teatro, un testo che ci ricorda quello che troppo spesso in questo Paese si dimentica: anche lo spettacolo è un mestiere; il fatto che sia fatto di passione lo rende forse meno duro e più personale, ma è pur sempre un lavoro come un altro, fatto di manodopera, routine, organizzazione…

Della bravura di Branciaroli si sapeva: del ruolo del vecchio attore osannato dal pubblico e però ormai in declino, dà un’interpretazione leggera e forse a tratti macchiettistica. Chi stupisce per la sua costante e intensa presenza priva di sbavature è Tommaso Cardarelli, che interpreta magistralmente il ruolo di Norman, servo di scena. Questo personaggio della penombra, che vive della vita e dei successi degli altri mosso da profondo amore, commuove.

Alla Casa Teatro Ragazzi

Postato: 07 f, 2012 da Misha79

Due spettacoli dalla ricca programmazione della Casa del Teatro Ragazzi e alcuni eventi presto ospitati nelle sale di corso Galileo Ferraris che promettono di essere molto interessanti.

DA GRANDE Della compagnia Onda teatro e già vincitore del festival Giocateatro 2011, DA GRANDE parla del diventare grandi, dei cambiamenti che si affrontano nella crescita. Questi sono stati i temi proposti durante laboratori nelle scuole dell’infanzia ed e’ proprio da questi laboratori che sono emersi i materiali e le suggestioni che costituiscono la drammaturgia dello spettacolo. Per la regia di Bobo Nigrone e con in scena Francesca Guglielmino e Fabiana Ricca, Da Grande e’ teatro danza, dove poche sono le parole e piuttosto si comunica con le azioni e con i suoni e la semplicità della scenografia, un pannello nero, è una scelta precisa per lasciare spazio al lavoro delle attrici. Visto che il tema è il crescere allora si gioca sul basso e sull’alto, dai primi movimenti faticosi per guadagnare la posizione eretta, poi finalmente in piedi. Allora si scopre l’altro e all’inizio è paura e diffidenza, ma poi diventa gioco e solidarietà per scoprire ciò che ci rende simili e ciò che ci rende differenti. Il battito del cuore e il respiro esistono per tutte e due, ma crea stupore scoprire che hanno ritmi diversi. Crescere non è solo alzarsi in statura, ma è anche delle scarpe nuove da indossare e un abito nuovo a cui adattarsi ed anche cominciare a esprimere quello che si desidera diventare.

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    Lo spettacolo dal vivo in Piemonte raccontato dagli studenti del DAMS

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