I Nomadi a Pianfei (CN)
"In piedi io resterò" Così il 3 luglio inizia la band di Beppe Carletti (tastiere) mentre fans giunti da ogni dove esultano in piedi con le braccia alzate. Il sound dei Nomadi avvolge il palatenda strapieno. "… c’è un’altra storia da dire, una favola da raccontare, un amore che non può finire, una pagina da inventare" ("Una storia da raccontare").
Il concerto snocciola le canzoni dell’ultimo disco "Con me o contro di me". "L’aviatore" viene presentata con una riflessione sulla guerra, "cè sempre qualcuno che ci guadagna", dice il cantante Danilo Sacco. "L’ultima salita" è dedicata a Marco Pantani di cui si srotola un manifesto, con un pensiero anche per Pessotto. Danilo appare visibilmente emozionato. Poi incomincia a cantare il pubblico in "Sangue al cuore"…"io mi voglio salvare, voglio fare l’amore, voglio stare con te".
Talvolta canta il bello del gruppo, come inneggiano alcuni cartelli, il bassista Massimo Vecchio, p. es. in "Non è un sogno", "So che non è un sogno ma è la sporca e cruda verità, tutti abbiamo bisogno di cambiarci a volte la realtà". In "Ricordati di Chico", si fa portare una specie di contrabbasso elettronico. E’ con la band dal 1998. Nove mesi dopo si unì anche il prezioso violino di Sergio Reggioli che spicca in "C’è un re" e in un duetto solo strumentale con Beppe Carletti, in cui si lancia in un tributo ai Beatles.
Altro momento acustico è in "Cammina, cammina", in cui si canta a due voce fra Danilo e Cico Falzone (chitarre), mentre tacciono gli altri strumentisti. Nel disco, gli assoli di Cico ricamano qua e là i testi poetici delle canzoni. Cico è con il gruppo dal 1990 come il batterista Daniele Campani. Rock militante, con un lieve difetto per la maglietta "Nike" di Sergio. Non esitano a ripescare "Primavera di Praga", "… lancia grida ogni muro di Praga". Danilo spera che nel futuro ci siano più canzoni come questa "e meno fattorie e Grande Fratello". Il verso "Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava all’orizzonte del cielo di Praga" mi stimola a ripensare a questa importante figura dell’universo protestante. Nell’Album Concerto del 1979 "Primavera di Praga" venne cantata da Francesco Guccini; aveva incontrato di nuovo i Nomadi e avevano deciso di realizzare insieme un "disco live" perché "per rinnovare qulle sempre attuali parole su inossidabili note era d’obbligo cantare insieme e dal vivo" (D. CARLETTI, I Nomadi. Il suono delle idee: 1963-93, Arcana Editrice, Milano, 1993). Si fa riferimento all’esperimento di "socialismo dal volto umano" avviato dal segretario del partito comunicsta cecoslovacco A. Dubcek che venne troncato il 21 agosto 1968 dall’occupazione militare di Praga da parte delle truppe sovietiche.
L’originalità della band è la lettura delle dediche, dei frammenti di vita del popolo nomade che allega a bottiglie di vino o doni destinati a iniziative di beneficienza. "Lo scopo primario di un fan club non è sostenere noi, ma fare beneficienza, impegnarsi fattivamente per raccogliere fondi. Ognuno può scegliere una causa e un ente, ma, a fine anno, i responsabili devono rendere conto delle loro attività ai soci" (B. CARLETTI con M. COTTO, Nomadi. Augusto & altre storie, Mondadori, Milano, 2004). Nel libro, si raccontano i viaggi a fine umanitario di B. Carletti in Cambogia, Vietnam, India, Amazzonia, Chiapas ecc. Sempre a fine sociale, dopo la tragica morte di Augusto avvenuta nel 1992, cofondatore del gruppo insieme a Beppe, l’associazione "Augusto per la vita" raccoglie fondi per la ricerca sul cancro.
Il concerto si conclude sempre con tre canzoni classiche (le cantavamo anche ai campi estivi della parrocchia), "Canzone per un’amica", "Dio è morto", "Io vagabondo". Quest’ultima, di Salerno-Dattoli (1972) è l’inno, il manifesto del gruppo "soldi in tasca non ne ho, ma lassù mi è rimasto Dio". La band trae i suoi inizi dagli spettacoli del Franfurt Bar di Riccione iniziati il 13 giugno 1963. Ricordo ancora "Il fiore nero" (1977), "un sunto dei mali e delle contraddizioni del mondo contemporaneo" (D. CARLETTI, op. cit.): "Così quando il sole muore/fiore perdi il tuo colore/le qualità che ti hanno reso vero/ma chi lo dice che il fiore è nero/Come un popolo sotto l’oppressione…come un bimbo sotto l’educazione… come il lavoro sotto il capitale… come Dio sotto la religione… come l’amore sotto la convenzione" pg
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