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Dams dal Vivo






L’INVASIONE

Postato: 02 novembre, 2011 da Ilaria Oliverio

Il teatro, soprattutto oggi, è sempre stato molto trasversale: democraticamente, ha sempre lasciato molta libertà di spazio a chi si è avventurato sulle sue assi scricchiolanti.

E quindi la musica, la danza, il cinema, la letteratura, un pò tutti vi hanno fatto capolino, a volte facendo innovazione, altre volte, semplice invasione.

“Lo show dei tuoi sogni” è sembrata un’invasione fine a se stessa.

Racconto per voce e musica, con lo scrittore Premio Strega Tiziano Scarpa e due componenti della band dei Marlene Kuntz, non riesce a creare nessuna commistione tra le parole e le note, sembra tutto andare e vivere per conto proprio, seguendo traiettorie seppur parallele, mai incidenti.

Tiziano Scarpa racconta la parabola di un uomo contemporaneo che, tra varie vicissitudini, riesce alla fine a ipnotizzare un’intera nazione facendo sognare quello che vuole lui.

Ma nonostante l’impegno evidente di Scarpa, non si riesce a creare nessuna atmosfera “sognante” ed è difficile immergersi a pieno nella storia.

Potrebbero contribuire, in tal senso, le musiche dei Marlene Kuntz, e lo fanno, ma il filo d’unione con le parole dello scrittore è davvero difficile da trovare, sembra addirittura che uno ostacoli l’altro.

Non c’è nessun amalgama e le luci finali con tre coni di luce che illuminano distintamente i tre sul palco, mostra bene tale idea.

Ipnotici i giochi di luce e quindi i cambi d’atmosfera, grazie ancora una volta alle composizioni dei Marlene, ma le parole recitate da Scarpa non vanno nella stessa direzione.

Se avessi letto quella storia, forse avrei semplicemente richiuso il libro con qualche punto interrogativo, ma a teatro, se l’immagine non compensa quel che le parole si sforzano di dire, si può rasentare il fallimento.

Perciò forse quella “democrazia” deve richiedere una maggiore disciplina da parte di chi vuole fare “invasione”.



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2 to “L’INVASIONE”

  1. Un'altra spettatrice scrive:

    Quando si fa una recensione di uno spettacolo, bisogna saperla fare. Soprattutto se si è studenti del DAMS, cioè di queste cose non si è spettatori occasionali, ma si sta studiando un’arte come quella del teatro, dello spettacolo dal vivo, di cui evidentemente ci si vuole occupare professionalmente nella vita.
    Questa non è una recensione, è un ingenuo “non mi è piaciuto”. Non c’è analisi, non c’è una descrizione dello spettacolo e le ragioni motivate ed esemplificate per cui lo spettacolo non ha funzionato secondo l’autrice della recensione.
    Il discorso sulla “democrazia” e sull’”invasione” vale anche per la rete e le “recensioni” come questa: un po’ tutti dicono quel che gli pare pur non avendo gli strumenti critici per farlo. Anche questa recensione mi sembra “un’invasione fine a se stessa” nel campo della critica: non sa analizzare, non sa motivare, non sa dare un fondamento descrittivo al suo giudizio. Lo ripeto: è un semplice “non mi è piaciuto”. Sono capaci tutti a dire “non mi è piaciuto”. Bisogna saper spiegare bene come e perché.
    Non si capisce poi che cosa intende l’autrice quando dice “invasione”. Forse le sfugge che i Marlene Kuntz sulle assi del palcoscenico ci vanno da anni e anni, e che Scarpa ha fatto centinaia di reading, oltre ad aver scritto molti testi teatrali. Forse è poco informata. Ma, per l’appunto, quando uno scrive una recensione, a maggior ragione se sta studiando al Dams, dovrebbe informarsi.
    Lo spettacolo l’ho visto anch’io, e la fusione fra parole e musica invece l’ho trovata molto riuscita. Lo spettacolo inizia in maniera svagata, Scarpa parla al pubblico come se non fosse ancora iniziata la storia, poi lo spettacolo ha una fase che assomiglia al teatro di narrazione, perché il narratore sul palco racconta la storia di un’altra persona, e poi c’è un colpo di scena e il protagonista diventa lui, quindi tutto si trasforma in un monologo più tradizionale. E’ uno svolgimento originale, con un ‘immedesimazione sempre più profonda nel protagonista, una drammaturgia sempre più immersa nel personaggio, in tre fasi diverse, prima autore poi narratore poi protagonista, una cosa che non avevo ancora mai visto fare da nessuno a teatro.
    Per quanto riguarda le parole e la musica, gli interventi musicali sono sempre fusi con la storia: sono brani dedicati alla radio dal protagonista, o “esempi” di cose dette dal narratore, o addirittura prosa che diventa quasi canzone, quasi un accenno di musical.
    Ma è evidente l’atteggiamento che ha fatto scaturire questa “recensione” di Ilaria Oliverio: è chiaro fin dal titolo. Evidentemente, basta essere iscritti al Dams per sentirsi padroni di un territorio. Il sottofondo di questa recensione è: “ma come?, noi studiamo teatro, è territorio nostro, siamo democratici a lasciarvi “invadere” il nostro terreno… ma vi consideriamo invasori. Tornate sui dischi e sulla carta!” Dimenticando, lo ripeto, che Scarpa e i Marlene sono animali teatrali da molto tempo.

  2. Ilaria Oliverio scrive:

    Mi dispiace poter rispondere solo ora, ma sono stata fuori Italia e ho letto tardi il commento.
    Innanzitutto sarebbe gradito che l’anonimato non mascherasse la tua identità, visto che tu fai il mio nome e cognome, per correttezza sarebbe giusto che anche tu ti firmassi.
    In secondo luogo, ci tengo a precisare che sì, sono una studentessa del DAMS, ma questo non mi qualifica in maniera assoluta: per me il teatro è una passione che, a prescidere da dove e come studio, appartiene a me e a come inntendo studiarla e, a maggior ragione essere studentessa del DAMS non vuol dire saper scrivere recensioni, questo all’università, al DAMS, sfortunatamente non lo insegnano, ma questo forse tu non puoi saperlo, perchè forse non sei iscritta al DAMS. Ma posso dirtelo io. Quando ho iniziato a scrivere recensioni su questo blog, sapevo benissimo che non avevo ancora in mano gli strumenti per poter scrivere delle recensioni che potessero definirsi tali (anche se penso che non esistano solo recensioni “giuste”) ma ho deciso lo stesso di mettermi alla prova, cercando soprattutto di sviscerare le mie impressioni, opinioni, sensazioni, facendomi trascinare dall’idea che avrei semplicemente scritto ciò che lo spettacolo aveva provocato in me, per “esercitarmi” a praticare un’arte, quella della critica, di cui ne sono una semplice autodidatta. Perciò sì, sono una studentessa del DAMS che prova a scrivere delle opinioni sugli spettacoli che ha l’opportunità di vedere, grazie a questo blog e a chi ci lavora dietro. E non mi faccio assolutamente scrupoli(e non vorrò mai farmeli qualora veramente riesca a diventare una persona che scrive recensioni per mestiere) nello scrivere che uno spettacolo non mi è piaciuto se così è stato, perchè proprio perchè amo il teatro mi sento assolutamente libera di screditare chi per me, non è degno di salire sul palcoscenico. Senza compromessi o pregiudizi ho scritto la mia opinione sullo spettacolo di Scarpa, magari sbagliando il “modo”, non soffermandomi sul perchè o altro, ma ripeto, non scrivo recensioni per mestiere, non ho in mano nessun strumento pr farlo ancora. A te lo spettacolo è piaciuto. Bene. Ma che Scarpa e i Marlene Kuntz siano animali da palcoscenico non mi sembra una giustificazione o il tuo “perchè” lo spettacolo ti sia piaciuto. Non è una giustificazione nel momento stesso in cui pensi che considerandoli tali, non possano mai cadere in un fallimento…credo siano anche loro umani e quindi possono assolutamente sbalgliare. E per me è stato così. E sono assolutamente orgogliosa di avere uno sguardo senza paraocchi che riesce a guardare ciò che la circonda con l’ingenuità di un giudizio non veicolato pre-informato. Conosco benissimo sia Scarpa, sia Marlene (non ancora una volta grazie al DAMS, ma a me che studio il teatro a prescindere dal DAMS, fortunatamente). Concludo dicendo che io “invado” quotidianamente il campo della critica, sono consapevole di questo. Ma continuerò a farlo, sbagliando, ma conservando il mio gusto etico e senza aver paura di giudizi come il tuo (almeno finalmente un commento c’è stao, peccato che sia stato solo per una recensione che conteneva un giudizio negativo dello spettacolo…ma probabilmente anche questo la dice lunga)nel frattempo continuerò ad esercitarmi lo stesso, qualcosa prima o poi imparerò. Se leggi bene la prima parte della recensione noterai che faccio una distizione ben netta tra le invasioni che apportano innovazione e quelle che sono fine a stesse, perciò EVVIVA le invasioni qualora siano innovazione!
    Ci tengo comunque a ringraziarti per il commento che mi è stato assolutamente utile.




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