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17 f, 2011 da
Pablito
Cracovia, New York, Reykjavik, Torino. Cosa hanno in comune queste città? Per la soluzione si rimanda alla classifica dei migliori festival di fine 2011 redatta dalla rivista britannica Fact. Se dall’Islanda sfoderano l’Iceland Airwaves e dalla Polonia l’Unsound, Torino scende in campo con il Club to Club, la kermesse di musica elettronica che ha fatto vibrare le piste da ballo cittadine dal 3 novembre al 6 novembre.
Organizzato dall’Associazione Xplosiva, con il sostegno pubblico e di “mamma Fiat”, è uno degli appuntamenti più attesi di novembre insieme a Paratissima e Artissima del panorama culturale in una Torino che archivia il passato di factory city per lanciarsi in una veste di “città-evento” popolata da studenti, artisti, turisti.
L’edizione di quest’anno è intitolata The Italian New Wave, la nouvelle vague italiana. Nel 2011, anno chiave per l’Italia (speriamo solo per le 150 candeline e non per il default finanziario) il festival rispolvera l’appartenenza tricolore puntando non solo sui soliti grandi nomi internazionali alla Kode 9, Jeff Mills ma anche sui talenti “made in Italy” come Vaghe Stelle, A:RA, Lucy, Teho Teardo e le crew torinesi di Savana Potente, SRSLY, We Play The Music We Love.
Scelta importante (forse meno costosa) ma sicuramente coerente con la filosofia di Xplosiva che da anni con il progetto Piemonte Groove cerca di promuovere la scena dance/elettronica cittadina.
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08 f, 2011 da
Pablito
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10 f, 2010 da
Mauro
Finisce un’intensissima settimana che ha catapultato Torino direttamente nel gotha mondiale della musica elettronica…
Dopo il Movement arriva ClubToClub 2010, e bastano i numeri:
3 città
4 serate
8 location
62 artisti
25.000 partecipanti
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10 f, 2009 da
Pablito
Un inglese, un produttore e un afro-americano. Potrebbe essere l’inizio di una barzelletta raccontata al bar dello sport, invece è la line-up finale del sabato sera torinese targato Club to Club. Nathan Fake, Jeff Mills e Carl Craig, uniti per dare libero sfogo ai corpi e alle menti dei giovani di questa città.
Il primo, nato e cresciuto nella contea di Norfolk, a soli 20 era già considerato uno dei talenti più cristallini nello scenario Minimal. L’osannato autore di quel The Sky Was Pink che anche le nonne hanno imparato a ballare, negli spazi angusti della sala rossa, ha saputo spaziare tra i diversi suoni rievocando tonalità in stile Orbital, Mogwai e Boards Of Canada. “Dio salvi la regina, il West Ham e Nathan Fake“: un giorno, probabilmente, accosteremo il suo nome a quello del grande maestro Aphex Twin e il compimento potrà ritenersi raggiunto.
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