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20 f, 2010 da
chiara.paganini
Venerdì 14 maggio
La penultima serata di questa edizione di Spazio Piemonte, svoltasi alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, segna anche la chiusura del progetto triennale Spazi per la danza contemporanea, promosso dalle regioni Piemonte, Lazio,Campania e coordinato dall’Ente Teatrale Italiano. Tre compagnie piemontesi si susseguono presentando le prime assolute dei loro spettacoli; il primo gruppo,Teatrofficina zerogrammi entra in scena con Mappugghje.Prima Variazione: regia e coregrafia di Stefano Mazzotta ed Emanuele Sciannamea con Chiara Michelini. E’ poi la volta di Liberamenteunico con Eroina mia eroina, una creazione di Barbara Altissimo, partitura drammaturgica di Argia Coppola, con Erika Di Crescenzo. Terminano la serata i Liquirizia onlus collettivo Burak con Accendi la luce, ideato da Daniele Ninarello, Florian Lasne, Daniela Paci, con musiche di Laura Culver, interpretato da: Daniela Paci, Daniele Ninarello,Martina Guidi, Florian Lasne.
La prima performance, Mappugghje, si apre con una conta fanciullesca, quella tipica del gioco del nascondino, la protagonista, Chiara Michelini si trova sola all’interno di una scena essenziale, un interno ove sono presenti soltanto una sedia di legno bianca e sul fondale un’ apertura. Attorno un’ inquietante silenzio, che subito però diventa frenesia. La ballerina improvvisamente comincia a muoversi come una marionetta impazzita, è come mossa da fili invisibili, scatta, si siede, muove le braccia, le gambe ad un ritmo folle, nevrotico, e sempre nervosamente inizia a svolgere gesti quotidiani, mima di cogliere frutti da un’albero e li ripone in una cesta, poi mescola un impasto dentro una terrina. Sempre di scatto ad un tratto pronuncia “ più su”…“vado” e a questo punto riparte una musica festaiola, un organetto esegue giravolte su di un ritmo ternario mentre Penelope ricomincia la conta…21,22,23…38 poi di nuovo silenzio, la danzatrice si blocca in posizione statuaria, il busto, le braccia e la testa sono rivolti di lato, la postura è quella tipica della sfinge. Ora mugugna, e nel mentre si tocca ripetutamente il corpo in modo meccanico ma dolce, è come se con con ogni singolo movimento volesse rendere la vita ai suoi arti flosci, morti, ma che appena vengono sfiorati dalla mano tornano a compiere fluidi movimenti. Tutto questo è accompagnato da un tappeto di arpeggi ed accordi della chitarra che assieme all’organetto creano un attimo di respiro, pare quasi che vogliano ristabilire un pochino d’ordine. Ma ecco che subito la chitarra emerge , il suo suono si fa ora più secco, colpi netti, ottenuti mediante l’uso del plettro esasperano la pazzia e il pianto disperato della donna. I tre strumenti ora cominciano a rincorrersi, è un susseguirsi ripetuto di arpeggi suonati dall’ organetto prima, dal violino, e dalla chitarra poi, si inseguono ma rimangono sullo sfondo, nessuna pretesa di sovrastare la folle forza che anima i movimenti convulsi di Penelope, cercano piuttosto di calmarne la furia, la disperazione che l’anima.
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