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15 f, 2011 da
occhialcielo
A Reims siamo stati travolti dal progetto YPAL, mentre il Festival vero e proprio ci ha toccato un po’ di sbieco! Nonostante ciò, abbiamo potuto assistere ad alcune rappresentazioni. Due delle quali hanno fatto particolarmente discutere. A questo punto, chiederei l’intervento anche di altri che erano presenti, per aggiungere un’opinione, un dissenso o un’approvazione a quello che sto per scrivere.
Premesso che quando scrivo le mie critiche mi pongo la domanda: perché? A chi interessa? E mi convinco che quegli spettacoli di cui scrivo andranno ancora in giro per il mondo, e quindi le mie parole potrebbero essere utili a qualcuno.
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03 f, 2011 da
occhialcielo
Ciao lettori,
stamattina abbiamo del tempo libero, che userò per visitare la città (che per quel poco che ho visto mi è sembrata molto carina) e in seguito posteremo delle foto.
La giornata di ieri è stata massacrante:
-tre ore di riunione per parlare di com’è essere spettatori nei diversi paesi
-un’ora scarsa per pranzare che ho passato correndo a destra e a manca, perché si doveva ritirare un panino al bar, tornare indietro per poi spostarsi in gruppo, ma io avevo lasciato la borsa al bar, e avanti e ‘ndrè, avanti e ‘ndrè, avanti e andrè!
-due ore di atelier di danza contemporanea
-due ore di reading
-un’ora di concerto jazz svedese
-cena veloce (vedi pranzo, ma senza più dimenticare niente)
-2 ore di spettacolo
-crollo del corpo (perché ognuna di queste cose era in una sede diversa, bien sûre!)
Il culmine della giornata è stato l’atelier di danza, con la coreografa francese Marinette Dauzeville: due ore estremamente rilassanti, e ricche di ispirazione!
Il dibattito della mattina, invece, è stato gestito male. Doveva esserci una presentazione veloce in cui si diceva chi fossimo, la provenienza e il nostro modo di essere spettatori, ma qualcuno (compresi gli organizzatori) si è preso il tempo di parlare della rava, della fava e di come aveva incontrato il teatro, cosicché finito il giro di presentazione erano scadute le tre ore.
Anche lo spettacolo non mi ha convinto, ma ne parlerò in un altro momento.
Il reading è stato piacevole! Tre attori leggevano parti di uno spettacolo franco-anglo-svedese, in cui le tre lingue sono state davvero fuse, senza che ciò confondesse lo spettatore. Anzi, ogni lingua potenziava l’altra. Il tema era l’identità sessuale, e la compagnia è riuscita a rendere il tutto in modo profondo e scanzonato, ma anche poetico.
Per non parlare del fatto che ci hanno offerto sidro, champagne e birra tutti prodotti qui, accompagnati dai biscuits roses de Reims e ci hanno regalato anche la moutarde del posto.
Ora vado, altrimenti il mio tempo libero lo passerò di nuovo correndo!
Ciao!
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01 f, 2011 da
occhialcielo
Ragazzi (o non)!
Siamo a Reims (pronuncia: Rans) da circa 24 ore, ma abbiamo già fatto lavorare il cervello a velocità superiore, e se continuiamo così il mio rischia il surriscaldamento!
Questo da Reims sarà un diario veloce, ma appassionato, causa minuscolo laptop in cui la maggior parte dei tasti funziona solo se battuta con violenza, e la mia pazienza informatica ha uno stretto limite!
Siamo tanti, siamo giovani, ma questo si sapeva.
Cosa ci sorprende, allora?
1. Tra i diversi atelier c’è anche qualche attività pratica (per esempio, un workshop con una coreografa), e nessuno di noi ha portato la tuta!
2. Il livello di coinvolgimento è molto alto, almeno al dibattito da cui provengo or ora!
3. Stasera mangeremo un barbecue di renna (perché il tema del Festival è la Svezia), guarderemo la sfilata di Santa Lucia davanti alla Cattedrale e faremo il bagno nelle tinozze bollenti alla svedese.
Insomma, non vi biasimo se state provando il desiderio di essere qua anche voi!
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13 f, 2011 da
occhialcielo
In un mondo in cui youtube e facebook ci insegnano a cliccare su “like” o “dislike”, io per esprimere la mia opinione su questo spettacolo ho bisogno di più parole. Non mi è possibile dire sterilmente che mi è piaciuto: a che cosa serve?
La parola ultima mette in scena la fine di una lingua, di un popolo e di una donna: tutto con un’unica condanna a morte. La questione reclamizzata sulla locandina dello spettacolo era proprio questa: cosa accade nel mondo quando l’ultimo parlante di una lingua muore? Eppure non ho trovato questo come tema centrale! Sì, si parlava della fine di un popolo e di una cultura, ma il focus era su qualcos’altro, a mio avviso. La crudeltà.
La crudeltà di una “civiltà” che per sentirsi forte appiattisce, e per appiattire uccide. La crudeltà della caccia al diverso. In scena lei, Aleluja, la donna condannata a morte perché fa parte di un determinato popolo, e lui, il carceriere violentatore, brutto e sporco. Lei su un piccolo palco fatto di assi disegnate e lui accanto, seduto davanti a un televisore acceso e semicoperto da un telone.
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