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06 f, 2011 da
RedazioneDDV
La Comedie de Reims, Centre Dramatique National, promuove il progetto europeo YPAL Young Performing Arts Lovers, nell’ambito del quale prevede di coinvolgere alcuni giovani spettatori under 30 per partecipare dall’1 al 4 dicembre 2011 al festival Reims Scènes d’Europe, assistendo agli spettacoli in programma e partecipando a seminari, che si terranno in francese e in inglese.
La Comedie ha chiesto di selezionare 10 giovani per partecipare a questa attività al Festival delle Colline Torinesi – Torino Creazione Contemporanea che insieme al DAMS lancia questo avviso.
La candidatura dovrebbe pervenire entro fine ottobre: inviare cv a dams@unito.it
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Teatro
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23 f, 2011 da
FestivalColline-Lab16
Viva la Vida di Assemblea Teatro, andato in scena al Teatro Gobetti, è un vero omaggio alla pittrice Frida Kahlo. E’ un monologo, scritto da Pino Cacucci e diretto da Renzo Sicco e Giovanni Boni, a cui l’attrice italo – uruguaiana Anna Bardeloni dà vita con notevole bravura.
In scena con lei c’è Macarena Paz Pizzarro che esegue delle canzoni dal vivo con grande efficacia.
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Teatro
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23 f, 2011 da
FestivalColline-Lab16
Sono una presenza fissa al Festival delle Colline i MOTUS, che quest’anno hanno presentato al Teatro Astra Alexis. Una tragedia greca, quarta ed ultima tappa del loro progetto SYRMA ANTIGONES.
Antigone è un personaggio che ai MOTUS interessa perché compie un gesto di ribellione che è sia politico, civile sia frutto di un contrasto tra generazioni.
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Tags: Colline011Festival delle Colline TorinesimotusTeatro Astra
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Teatro
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22 f, 2011 da
FestivalColline-Lab16
Davanti a Sonno ci si pone come davanti a una tela di Dalì, o ad un trittico del Bosch. Storditi ed inquieti per quei mondi allucinati, quelle nature squassate e irrimediabilmente sconvolte dal Tempo e dalla Morte, cogliamo subito i segni macroscopici, ma torniamo a casa meditabondi, rimuginando ancora sulle allusioni di cui avvertiamo la presenza, ma che non sappiamo afferrare in modo immediato. Ciò che scopriamo è che Sonno è un opera raffinata, spesso metafisica, a tratti erudita, mai saccente. Vi si intrecciano, senza alcuna pretesa di dare risposte, citazioni teatrali e pittoriche, i temi inesauribili della perfezione ed incorruttibilità del manufatto e dell’opera d’arte (che sfuggono al Tempo proprio perché già morti: ed ecco che l’uomo dell’ars gioca infantilmente con il pendolo), il problema della relazione di questi oggetti morti col corpo vivo dell’attore.
Sulla scena, un re insonne ed infantile circondato da creature mostruose, inquietanti, ferine: un bambino dal flessuoso corpo di donna (una sorta di misto fra il bambino insanguinato di una visione di Macbeth, il Manuel Osorio di Goya ed una strega animalesca), un oscuro uomo-albero che resta sempre nell’ombra, fantasma premonitore del “grande bosco di Birnam” che avanzerà minaccioso contro Macbeth, decretandone la fine. E ancora il bambino che, sostituendosi al re, gioca a carte con un seggio vuoto, perde e litiga con l’immaginario avversario: una parodia della nota scena in cui Macbeth s’avventa furioso sul proprio trono, sconvolto dalla visione del fantasma di Banquo. Sembra stonare –ed infatti una certa parte del pubblico ha rumoreggiato- la scena alla Trainspotting in cui lo sciocco re, dopo aver lavato una camicia (chiara allusione alla macchia di sangue che Lady Macbeth, ormai folle, cerca di lavar via dalle sue mani assassine), si cala con l’intero braccio in un lavandino ed estrae, con crescente disgusto, grovigli di cavi-capelli, finché non vomita. L’immagine rende bene l’orrore per gli omicidi compiuti che condurrà Lady Macbeth alla follia e alla morte, ma spezza l’ipnotica ed elegante atmosfera che fa dell’ultima opera degli Opera (mi si perdoni lo scontato calembour) uno dei fiori all’occhiello di questa edizione del Festival delle Colline.
Valentina Salerno
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